BASTA!!!!

“Alla fine la gente si ricorderà di chi ha vinto e non di chi ha giocato bene non vincendo nulla”

Questa frase è stato il leit motiv del Campionato appena conclusosi. Una frase semplice nella sua ovvietà. Una frase, secondo alcuni, di una logica cristallina.

Non per me.

Il Campionato 2017-2018 è stato sicuramente il più divertente degli ultimi anni. La lotta scudetto si è conclusa ad appena tre giornate dal termine, mentre solo all’ultima si è deciso chi doveva andare a correre sui campi belli e perfetti della Champions o chi doveva fare un passo indietro ed entrare in cadetteria.

La Juventus ha vinto il suo settimo scudetto consecutivo entrando nella leggenda. Secondo è arrivato il Napoli di Sarri. Il Napoli più bello e spettacolare degli ultimi trent’anni. Tutto il resto, per me, non conta. Le altre squadre non hanno offerto nulla di più di quello che mi aspettassi ad inizio stagione.

Una nota di merito spetta alla Roma, capace di arrivare in semifinale di Champions , ma altrettanto capace di buttare all’aria una stagione in una sola partita. Fatal le fu la terra della Regina.

Dicevamo…. Juve e Napoli indubbiamente padrone della scena. Per motivi diversi, le due compagini, lontane anni luce l’una dall’altra, hanno catalizzato l’attenzione di tifosi ed addetti ai lavori.

Già gli addetti ai lavori. Quasi mai all’altezza dello spettacolo. È stato il primo anno di VAR. Francamente credo che il secondo difficilmente possa essere peggiore di quello appena passato. Errori di valutazione, sviste, interpretazioni personalissime dei regolamenti hanno fatto da corollario ai nostri fine settimana pallonari. Gli avvoltoi da studio televisivo o, peggio ancora da carta di giornale, si sono tuffati sulla carcassa del buon senso con l’avidità di un leone affamato che smembra un cucciolo di gazzella. Personaggetti orfani di cervello ( per parafrasare Crozza / De Luca), si sono autoinvitati all’orgia autogestita del ciarpame totale. Ognuno portando in dono la presunta ricetta per guarire il nostro calcio “sempre più malato”. Qualcuno, ovviamente, è  andato ben oltre. Querele, addirittura richieste di intervento parlamentare (quale??) per definire una volta per tutte se gli scudetti della Juve sono 36, 34, 12,789, o come qualcuno vorrebbe , zero. Fino a qualche anno fa, per ascoltare le cazzate sparate impunemente da giornalisti sportivi (il più delle volte parliamo di gente che non  ha mai versato una goccia di sudore) o da ex calciatori diventati, non si sa perché e come, opinionisti tv, dovevi decidere autonomamente di leggere i giornalini su cui scrivevano o schiacciare il numerino sul telecomando per entrare nei loro studi televisivi accoglienti e vuoti di qualsivoglia logica calcistica. Ora è diverso. Grazie a facebook, internet, etc etc te li ritrovi di fronte tuo malgrado. E non puoi ignorarli, ahimè. E il non ignorarli ti fa capire una cosa. Il calcio non può e non deve appartenere a questa gente. Ultrà in doppio petto e barbe curate si sono impossessati della nostra passione più grande e l’hanno violentata fino a renderla agonizzante. L’opinionare continuo, come se fosse un mestiere, ha generato creature che stanno distruggendo il calcio. No. Non sono solo i soldi, i fatturati, le società quotate in borsa ad aver distrutto il calcio inteso come sport. O meglio, questi aspetti hanno industrializzato il calcio, ma a renderlo un circo triste e vuoto ci stanno pensando personaggi  meschini e culturalmente sterili che armati di penna e tablet vanno costantemente alla ricerca della rissa o del mega scoop (Aldone perdonali, non sanno quel che fanno…) pur di vedere il loro grugno sulle nostre bacheche o suoi loro profili.

BASTA!!!!!!!!!!!!!!!

È arrivato il momento di dire basta.  Basta con questa cultura della rissa, dello sfottò a tutti costi, del sospetto, del complotto, del “è inutile giocare”, del lavatevi col sapone, e tutto il bestiario che ci hanno propinato per anni.

Sono tifosissimo del Napoli. E da tifosissimo del Napoli mai e poi mai ho pensato di poter vincere lo scudetto. Mai!!! E non perché pensi che chi sia  arrivato prima di noi lo abbia fatto perché potente ( nel senso peggiore del termine), imbroglione, furbo.. lo ha fatto semplicemente per un motivo. È stato più forte. Forse meno bravo, ma più forte. Forse più fortunato. Ma nel calcio, come nella vita, a volte, una botta di culo conta più di tanti anni di sacrificio e dedizione. Chi ha vinto lo ha fatto perché meritava. È questo il punto e, a parer mio, solo questo deve essere. E se partissimo da questo assunto, allora si capirebbero molte cose e non ci sarebbe bisogno di altro.

Veniamo al punto. Non sempre chi vince, nel calcio, gioca meglio. Dovrebbe essere lapalissiano, ma a quanto pare questa cosa proprio non va giù a molti. Il calcio è l’unico sport di squadra dove anche chi gioca peggio degli avversari (ci si dovrebbe mettere d’accordo sul significato di “giocare peggio”) o è meno tonico atleticamente, può vincere una partita se non un campionato intero. È per tale motivo che lo adoro. Il calcio, per me, è la perfetta metafora della vita. Non ho mai visto una partita di basket o di pallavolo o di rugby in cui la squadra meno forte tecnicamente o atleticamente abbia vinto contro una più attrezzata. Nel calcio capita e proprio perché capita, la frase con cui ho cominciato questo pezzo, per me, non ha senso.

Il blasone, le bacheche, gli scudetti, le coppe fanno felici i presidenti, i calciatori e, ovviamente, i tifosi. Ma il tifoso, come l’appassionato, si nutrono di altro.  I tifosi del Foggia hanno la bacheca della loro squadra vuota come il deserto dei tartari. Eppure se nomini Zeman, Signori, Baiano, etc etc gli occhi di quei tifosi prendono gli stessi colori e la stessa vivacità di quella dei tifosi del Real. Il Foggia di Zeman non ha vinto nulla, eppure gli amanti del calcio non possono dimenticare lo spettacolo offerto da quei furetti imbestialiti che si prendevano gioco di animali ben più forti e potenti.

Fra qualche giorno iniziano i Mondiali di Russia e fra le tante assenti illustri ci saranno Italia e Olanda. Se chiedi ad un tifoso dell’Olanda qual è la squadra migliore che abbia mai visto o di cui abbia sentito parlare nel suo paese, ti risponderà l’Olanda di Cruijff. La stessa Olanda di Cruijff che non ha vinto nulla, ma che ha incantato il mondo intero col suo modo di intendere il calcio e per tale motivo rimarrà nella leggenda.

Due giorni fa ho visto la finale di Champions. Una finale dalle mille emozioni a livello umano e dalle poche emozioni a livello tecnico. Certo il goal di Bale e gli errori di Karius rimarranno nella storia della competizione. Ma io voglio ricordarmi anche di altro.

Voglio ricordarmi delle lacrime di Salah e Carvajal. Due ragazzi che, seppur strapagati, seppur assurti a ruolo di icone del calcio, piangevano perché il dolore di lasciare la Finale era troppo pesante da digerire. La stessa Finale che, casomai, sognavano da una vita. Mi voglio ricordare di Karius non come di quel portiere che ha combinato due cazzate immani e che ha contribuito, più o meno direttamente, alla sconfitta del Liverpool ma come il ragazzo disperato che, a fine partita, cercava il conforto di qualcuno con la stessa disperazione con cui un bambino piange dopo aver perso la mamma in mezzo a novantamila persone. E voglio ricordarmi che quel conforto non gliel’ha dato nessun compagno di squadra ma tutti i tifosi del Liverpool presenti allo stadio che hanno ricordato a tutti che la propria squadra e i propri componenti vanno sempre difesi e soprattutto rispettati. Ma questo, i nostri esimi esperti di calcio che giocano a fare i figli “illegittimi” di Brera e Viola non potranno mai saperlo. Loro sono troppo impegnati a puntare dita, a cercare soluzioni a problemi inesistenti, a lanciare strali dall’alto, anzi dal basso, della loro posizione contro il questo o quello di turno. Loro non sanno che il calcio, come dice Allegri “ è un gioco semplicissimo”, ma che, come dico io “deve essere affrontato seriamente per amarlo appieno”.

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