Carlo Mazzone

cropped-mazzonecop.jpgLi ho contati tutti, uno per uno. 1,2,3..15,16,…27,28,….41,42!!

42 passi. E’ il 30 Settembre del 2001 e quell’anno l’autunno sembra essere arrivato prima a Brescia.

42 passi. La distanza che separa la panchina del Brescia dalla curva occupata dagli stipatissimi atalantini.

42 passi. Fatti tutti di corsa. Tutti d’un fiato. Una corsa memorabile.

Sor Carletto non ce la fa più. E’ incazzato, con  i suoi che stanno perdendo, con l’arbitro, col mondo,col destino che gli sta giocando un brutto scherzo. Perdi in casa 3-1 contro l’Atalanta ?!!! Nun se po vede, a Carle’!!! nun ce se po crede !!! gli urlerebbero i suoi amici di Trastevere. Quanto gli mancano in quel momento i suoi amici. Quanto gli manca Roma in quel momento.

Ad urlare ,pero’, non sono i suoi amici, ma i tifosi avversari. “>>figlio di, figlio di, figlio di puttana….o Mazzone figlio di puttana”. “la mamma di Mazzone e’ una puttana, la mamma di Mazzone e’ una puttana…”.

Lo vedo.  Sembra una tigre in gabbia. I suoi occhi guardano verso la curva. Non sono rassegnati. I suoi occhi ci credono ancora. Dajeeeee Carle’….annamooooooooooooooo  gli direbbero se potessero parlare.

Il calcio è uno sport meraviglioso per tanti aspetti, ma il più bello di tutti è che un episodio può cambiare tutto. Come nella vita. Basta un secondo, un attimo e tutto può crollare o risorgere. A volte basta semplicemente volerlo. A volte basta semplicemente cercarselo quell’attimo .  E quell’attimo , quell’episodio , in quella partita,  a Carletto Mazzone da Trastevere, classe 1937, glielo regalò un certo Roberto Baggio da Caldogno, classe 1967 .

Minuto 75 .Nell’area della Dea riceve palla quel buddhista di 34 anni che non ne voleva sapere di rinunciare, di arrendersi. Le sue ginocchia scricchiolavano come le due torri che una manciata di giorni prima ci avevano regalato l’orrore in diretta. Le torri cedettero. Lui no. Non ne voleva sapere proprio!! . Aveva ancora voglia di correre , calciare , lottare.

Ricevette palla al centro dell’area e ,per una frazione di secondo, si  vide  un codino svolazzare in una torsione talmente perfetta  che non tutti si accorsero che il pallore fosse finito in rete .2-3.

Di quei momenti ricordo solo un fotogramma. Netto. Imperituro. Il tre disegnato sulla mano destra di sor Carletto. “ se famo er terzo vengo sotto a curva , li mortacci vostra..” ma chi ci credeva!!

 

Gli sbarbini Bergamaschi, presagendo forse quel che sarebbe accaduto quel pomeriggio, continuavano , con più veemenza se possibile, ad offendere la mamma  e in generale tutte le donne della famiglia Mazzone.  Non poteva passarla liscia quel romano di merda   che aveva il torto non solo di essere romano ed allenare il Brescia, ma di averla resa una squadra forte e spettacolare. Ma il calcio è strano, si sa. Molto strano. Regala gioie e delusioni con lo stesso metro e con lo stesso peso. A volte penso che una delle cose più giuste che possa esistere al mondo sia una partita di calcio.

Minuto 87. L’arbitro fischia una punizione dalla ¾ a favore del Brescia… Sul pallone va sempre lui. Roby, uno dei più grandi di sempre. Di sicuro il più tenace mai visto su un campo italiano. Di colpo lo stadio si trasforma. Ora regna il silenzio, anzi la quiete. La stessa quiete che puoi respirare immediatamente prima di una scossa di terremoto. Gli atalantini non offendono più. Hanno paura. Tacciono. E se fanno goal?? E se Baggio segna?? nooooo!!!. e’ troppo lontano!!! E’ impossibile…I bresciani, quasi solidarizzando con gli odiati rivali, non cantano più .Le  loro bocche sono impegnate a mangiare chili di unghie attaccate a dita doloranti. Giuro che se segna porto mia moglie a cena fuori per un mese…dio, ti prego, falla entrare …sembrava quasi di sentirli quei pensieri, di leggerli.

L’arbitro fischia. Il codino folto fa su e giù per tre volte. La palla si stacca dal terreno e, accarezzata da quel 38 meraviglioso, inizia una parabola che sembra regalare un arcobaleno coloratissimo ad un cielo triste e carico. Sorvola decine di teste. In tanti vorrebbero colpirla, ma come si fa??   Sembra una palla magica o avvelenata. Nessuno  riesce a toccarla. Lei non vuole farsi toccare. Lei vuole andare al suo posto, lì in fondo alla rete. E’ stata presa a calci per 87 minuti. Basta!! E’ arrivato il momento di riposare e si deposita lì, nell’angolo sinistro della porta, strizzando l’occhio al portiere che la fa passare.  Goal. 3-3. Eccolo il terremoto. Le gole bresciane si riempiono di musica improvvisa, mentre le mani dei bergamaschi si aggrovigliano a chiome sudate. In campo si vive il dramma sportivo di sempre . Chi segna corre, gioisce, urla come fa qualsiasi ragazzino in qualsiasi quartiere di qualsiasi città del mondo e chi subisce, invece, rimane pietrificato. Stavolta la Dea Atalanta ha trasformato i suoi eroi in statue di gesso. Qualcuno,  non distante da lì,  apre la gabbia e la tigre esce in un attimo. Ha gli occhi colmi di rabbia e d’amore.

Il felino è affamato di vendetta. Inizia la sua corsa imperiosa. Qualcuno cerca di trattenerlo, ma è inutile. Nulla può fermarlo. Glielo aveva promesso agli sbarbatelli. Ma che ne sanno loro di quante ne ha passate quell’omone di 1 metro e 90??  E’ cresciuto quando in Italia si sentivano i rombi degli aerei che sganciavano bombe grosse come macchine. E’ stato su campi ben peggiori di quello dove gli hanno perfino spento una sigaretta in faccia, ha fatto la gavetta Carlo perdio,e  non si è mai tirato indietro. Lo vedono arrivare. Urla, si dimena, ed agita il pugno chiuso come a dire “ ve meno uno a uno”. Uno contro 2000. Ma non c’è storia. I 2000 soccombono. La tigre se li magna vivi. Tutto il mondo ha visto quei passi, ha visto la rabbia di chi a 64 anni ne ha viste di tutti i colori e che, nonostante l’eta’, il successo, i soldi non ha mai dimenticato la mamma che , pur di non far mancare nulla al suo Carletto, se toglieva letteralmente er pane dai denti.

carletto_mazzone

Qualche anno dopo quell’episodio , un certo Jorge Mario Bergoglio da Buenos Aires, classe 1937, Papa, rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva della misericordia e del perdono, disse:

Se tu offendi  la mia mamma, io te do un pugno..!!!”

a volte mi piace immaginarli che camminano insieme, sor Mario e sor Carletto, le mani  dietro la schiena, per i viali di Roma, a parla’ de calcio e cerca’ de capi’ se e’ piu’ forte a Roma o er san Lorenzo!!

Grazie sor Caerle’.