Come un meteorite

Era il 15 Febbraio 2013 quando un meteorite di circa 15 metri di diametro entrava nell’atmosfera terrestre frantumandosi parzialmente alcune decine di chilometri al di sopra della città russa di Chelyabinsk.

L’impatto con l’atmosfera produsse un’esplosione fortissima (l’entità venne stimata in 27 volte più forte dell’esplosione della bomba di Nagasaki).

Più o meno negli stessi momenti, ma molti chilometri ad Ovest, in un ospedale di Perugia andava via, con la stessa potenza del meteorite russo, la vita di Carmelo Imbriani.

Mentre le sveglie delle case cominciavano a suonare incitando scolari e genitori all’ultimo sforzo prima del riposo del fine settimana, una serie di linfomi, sparsi per il suo corpo, preparava ad un altro tipo di riposo il corpo e l’anima di Carmelo.

Imbriani è nato il 10 Febbraio del 1976 a Benevento ed è morto non ancora quarantenne.

Imbriani cresce calcisticamente nelle fila del Napoli ed esordisce in serie A il 27 Febbraio (rieccolo il mese corto) del 1994 in un Napoli Cagliari 1-2. I fasti maradoniani sono finiti da un pezzo e il Napoli ha affidato la sua panchina a Marcello Lippi che di lì a poco sarebbe passato alla Juve dove avrebbe vinto tutto compreso il Mondiale del 2006 alla guida dell’Italia.

L’esordio da titolare di Imbriani è un regalo dell’immortale Vujadin Boskov che ha preso il posto dell’allenatore viareggino. Brescia Napoli 1-2 con goal di Imbriani ed Agostini (su assist di Carmelo). Nella stagione ’95-’96 parte titolare e segna due goal di cui uno nella vittoria per 2-1 sull’Inter sul prato del San Paolo. Ma quella stagione, per Carmelo e per molti tifosi azzurri, rimarrà nella storia per un’altra partita. Quinta di campionato e allo stadio Delle Alpi si gioca Juve Napoli. La Juve allenata da Lippi è fortissima. Del Piero, Ravanelli, Vialli, Peruzzi, Deschamps, Ferrara sono solo alcuni dei campioni in campo quel giorno. Dall’altro lato Bordin, Pari, Pizzi, imbriani, Agostini. Il campo non mente. La Juve macina gioco, corre, pressa. Solo l’imprecisione dei giocatori zebrati e la bravura di Tagliatela tengono aperto ancora il risultato. Risultato che, a sorpresa si sblocca, ma a favore del Napoli. La trappola del fuorigioco, non funziona alla perfezione nella retroguardia juventina e l’avvocato di Latina, Fabio Pecchia, alias Al Pacino, si infila come un procione affamato nell’area di Peruzzi e segna dopo aver fatto sedere Tyson con un dolce pallonetto. Ecco la spietatezza del calcio. Attacchi, tiri, giochi, domini quasi, e a far goal sono gli altri. La Juventus ci mette poco a reagire e segna con Gianluca Vialli un goal alla Vialli dopo quattro minuti. Dribbling in area, tiro che si infila prima fra le gambe del difensore e poi va ad accarezzare il palo alla destra dell’incredulo Taglialatela. 1-1 e palla al centro. E’ il minuto 55. La Juve riprende a macinare. C’è ancora tutto un tempo per riacciuffare il goal. Ma gli azzurri (che quel pomeriggio indossano una bellissima maglia gialla) non arretrano. Il brasiliano Cruz (un sinistro cugino di primo grado a quello di Branco) centra una traversa più che clamorosa. Ma il simbolo di quella partita è un altro. Uno dei gesti più affascinanti e misteriosi che si possano ammirare su un campo di calcio. Un gesto per pochi.

Imbriani corre verso la porta juventina seguendo un suo compagno che vola sulla fascia destra come se avesse un branco di rottweiller a rincorrerlo. La difesa è schierata. E’ marcato. Ma la palla, veloce ed effettata come una boccia da bowling, gli arriva lo stesso.  “ … che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione..” così diceva il Perozzi in Amici Miei. In un batter di ciglio Carmelo spolvera un capolavoro di colpo di tacco che per la velocità che riesce a dare alla palla sembra di più una bordata tirata di collo pieno. Peruzzi, con un guizzo che manco un Giaguaro del Pantanal, si impossessa della palla e la fa sua. La partita finisce. Il Napoli di Boskov esce imbattuto dal Delle Alpi e i tifosi azzurri festeggiano come se avessero vinto lo scudetto.

Chiedo scusa al lettore se mi sono dilungato più del dovuto su questa partita. Il motivo per cui l’ho fatto non è sicuramente perché ritengo la Juve una diretta avversaria del Napoli. Anzi sarebbe giusto dire il contrario. Non ho mai pensato al Napoli, nonostante i  Napoli – Juventus non siano mai partite “normali”, come un antagonista della Juventus. Il blasone, le bachece, e tutto il resto non lo permettono. Mi sono dilungato su questa sfida perché, qualche anno dopo, quando Carmelo giocava nel Benevento, ebbi il piacere di conoscerlo. Eravamo in un pub davanti ad una bellissima media doppio malto (io) ed una coca cola (lui) e mi disse, dopo un po’ che si parlava di calcio…”chissà cosa mi sarebbe successo se avessi segnato quel goal a Torino. Te lo immagini il goal della vittoria al Delle Alpi fatto di tacco contro Angelo Peruzzi?” Mi rimase impresso quel cosa mi sarebbe successo. Lo disse con lo stesso sguardo dell’innamorato che pensa alla sua donna ormai lontana nel tempo. Alla fine, se ci pensiamo, la vita è fatta di attimi, di momenti. Ed ogni attimo, ogni fottutissimo momento possono cambiartela per sempre. Forse, se avesse segnato quel goal, la sua carriera non sarebbe cambiata ma di sicuro per una notte, una sola notta, sarebbe stato il Re di Napoli.

Dopo gli esordi la carriera di Imbriani stenta a spiccare e a ritornare ai momenti “belli” della banda di Boskov. Saltella, come un grillo, fra serie B e serie C per terminare nel 2009  nella sua Benevento. Dal 2009 al 2011 dventa allenatore degli allievi nazionali e sempre nel 2011 allenatore della Strega in serie C.  Nel 2012 la scoperta della malattia e tutto se ne va affanculo.

Siamo troppo propensi, ormai, a pensare che il calcio appartenga ai campioni. Alla fine sono loro che danno spettacolo, che ci fanno sognare con le loro giocate, le loro vittorie, i loro capelli all’ultima moda, i loro addominali scolpiti.  Dietro di loro, a loro fianco, prima e dopo, c’erano e ci saranno sempre altri calciatori, altri ragazzi. Non sono bellissimi, non sanno fare trecentomila palleggi senza sosta, non sanno tirare punizioni all’ incrocio, non sanno fare le rovesciate, ma corrono, sudano, si divertono e divertono lo stesso. Imbriani era uno di questi. Un calciatore come tanti. Un ragazzino che sapeva giocare al calcio e che è entrato nel mondo del pallone dalla porta principale. Ha segnato goal importanti, ne ha sfiorati di storici, ha visto stadi pieni e gente urlare il suo nome… perché quella sera al pub mi disse un’altra cosa che non dimenticherò…”alla fine sono stato fortunato, ho giocato in serie A…”

Si, voglio pensare questo, voglio ribadire un concetto già espresso. Imbriani è stato un ragazzo che aveva un sogno e questo sogno lo ha realizzato. Giocare in serie A.

Lascia un commento