Framppapina, Cuccureddu, Brio

Frappampina, Cuccureddu, Brio

Il 4 Dicembre 1993 moriva Frank Zappa, uno dei più grandi artisti della scena musicale di sempre. Quel giorno me lo ricordo benissimo. O meglio ce lo ricordiamo benissimo. Eravamo alla Feltrinelli di Firenze quando la filodiffusione diede la notizia. A dire il vero Io di Frank Zappa conoscevo ed apprezzavo solo i baffi ed il cognome. Quello che rimase colpito dalla notizia fu Pasquale, musicista nonché grande appassionato e conoscitore della materia.

Eravamo partiti la mattina da San Giorgio del Sannio , provincia di Benevento, alla volta della Toscana.

Quello che ci muoveva era una voglia matta di andare lontano, sentirci grandi, adulti, ma soprattutto cercare di dimenticare, anche solo per qualche giorno, quelli che all’epoca sembravano gli amori della nostra vita e che sembrava si fossero divertiti a prenderci a calci.

Decidemmo così, all’improvviso…Senza ragionarci troppo. Insomma come si fa a 21 anni. Zaino in spalla, soldi necessari per una pensione, qualche libro nuovo da comprare e….quando finisce la grana ce ne torniamo a casa.

Arrivammo nella città de’ Medici dopo miliardi di ore passate in treno e il primo pensiero fu quello di trovare un posto dove dormire. Una mia amica ci aveva segnalato la pensione Asso, nei pressi dell’orto botanico. Ci  innamorammo subito di quel posto. Primo perché compare in una scena di Ricomincio da tre, secondo perché il padrone, totalmente sordo, aveva un pappagallo bellissimo…Prendemmo ovviamente una doppia con letto matrimoniale…

Fuori pioveva, faceva freddo e una leggera nebbia faceva sembrare  il giardino botanico un piccolo angolo di Tundra.

Quella sera mangiammo, per la prima volta in vita nostra, un kebab (all’epoca si trovavano solo in pochissime città italiane e Firenze era una di quelle) in una bettola pakistana dietro il bancone della quale c’era il fratello cattivo e , secondo Pasquale pure omicida, di Sandokan. Mangiammo in un baleno tanta era la paura di morire trafitti da una scimitarra. Alla fine eravamo pur sempre due pischelletti di paese cresciuti a happy days e supergulp che non sapevano nulla o quasi della vita.

Rientrammo sotto un diluvio epico(ovviamente l’ombrello era da sfigati perciò non lo facemmo rientrare nel necessaire del viaggiatore malinconico). Nell’atrio il pappagallo e il suo padrone dormivano alla grande. La prima cosa che notammo appena entrati in camera fu che la temperatura interna era di circa 40 gradi superiore a quella esterna. Si crepava!!!. Volevamo aprire le finestre   ma pioveva troppo. Mettemmo i panni ad asciugare in bagno e ci coricammo in mutande e canottiera(all’epoca la maglia della saluta era ancora un must dell’uomo semi moderno). Eravamo amici  ma ugualmente si venne a creare un certo imbarazzo fra noi. Fu, forse, proprio quell’imbarazzo,  unito all’eccitazione di essere finalmente da soli in una città bellissima che ci avrebbe regalato giorni epici e al caldo infernale che ritardò l’arrivo del sonno. Eravamo stanchissimi ma di dormire ancora non se ne parlava. Era circa mezzanotte e fu più o meno a quell’ora che Pasquale, mentre chiacchieravamo di calcio, tirò fuori, come un fulmine improvviso, la prima terzina della nostra storia.

Stavamo parlando di come e quanti stranieri (a dirlo oggi sembra un’assurdità) dai nomi stranissimi fossero transitati o giacessero ancora nella nostra serie A, quando Pasquale disse.” Ma perché Frappampina, Cuccureddu e Brio so cognomi normali??!!”. Scoppiammo a ridere come due fessi e le risate erano di sicuro accentuate dalla stanchezza e dal sonno sempre latitante…

Al che io, di rimando, risposi..

” Allora so meglio Musella, Cantarutti e Criscimanni??”

Altre risate.

“ Ambu, Anzivino ,Volpecina”.

Ed io

“Beruatto, Sola, Limido”.

Poi passammo agli stranieri

Pasquale buttò giù un .”Prohascka, Juary, Scahckner.”.

Io risposi con un “Aaltonen , Rubio, Holmquist.”

Poi ripassammo agli italiani.

Io tirai fuori un triplice gioiello.” Agatino Cuttone, Piraccini, Maccoppi” . Ma lui non fu da meno e urlò un “ Tarzan Annoni, Sclosa, Magnocavallo (del Barletta in serie B ma valevo lo stesso)”.

Andammo avanti per tutta la notte e mi ricordo che mi addormentai che fuori c’era la luce del giorno.

Ecco, possiamo dire che quell’alba che ci accolse fra le sue braccia sia stata l’alba di questo progetto che è rimasto per 23 lunghi anni nelle nostre teste, nelle nostre serate al pub, nei nostri sms e nelle nostre mail. 23 anni di terzine sparate all’improvviso, anche  nel cuore della notte, casomai quando uno dei due sentiva la mancanza dell’altro o la nostalgia dei nostri 21 anni e delle notti fiorentine che ci fecero conoscere e volere bene. 23 anni di passione pura per un gioco che ci ha fatto crescere insieme e se anche le nostre strade si sono divise, le terzine, i cognomi assurdi,  i personaggi più o meno noti che popolano da sempre i campi di calcio, ci tengono uniti. Non ci è fregato mai nulla del  tifo pur essendo due tifosi sfegatati (io del Napoli e Pasquale della Juve, ho detto tutto!!!). Quel che conta, per noi, è l’essenza del calcio, ovvero il gioco, l’emozionarsi per una vittoria o imprecare per una sconfitta, i personaggi che rendono questo sport semplicemente unico e magico, la tattica e l’organizzazione. La parola ultrà non fa parte del nostro vocabolario e lo sfottò va bene fino a quando non si trasforma in offesa o peggio ancora, scherno od umiliazione. Vogliamo divertirci e rivivere, possibilmente, anche a distanza di tanti anni, l’atmosfera di quel lontano 4/12/1993 condividendo l’amore per il calcio come farebbe qualsiasi poeta nel pallone…

Quel 4/12 era destinato a diventare un numero magico. Ogni anno quando arriva il quattro di dicembre la mattina appena sveglio ripenso a Mario che vede me alzarsi dal letto della “surriscaldata” pensione Asso per andare ad aprire le imposte della finestra. Il caldo mi ha sempre soffocato e quindi far entrare aria “siderale” mi sembrò una concreta possibilità di salutare respiro. Al tempo avevo capelli lunghissimi e dormivo con la migliore maglia della salute di uno dei must dell’abbigliamento intimo degli anni 80/90, Liabel. Mi affacciai sporgendomi per accompagnare le veneziane al muro e mi ritrovai osservato da un’intera scolaresca affacciata alle finestre di fronte. TUTTI A RIDERE!!! E Mario che esclamò alle spalle

“guard e facce? hanno visto Gesu!”

Nel tempo per lui quel “Gesu” diventerà “jeeesssu!!!” e sarà usato in contesti imprecatori ben più idonei. Quando ci ripenso mi prende sempre un sorriso anche se sono in una situazione di giornata a mood negativo, e di rimando mi metto a produrre come facemmo nella città che fu di Dante, ispirate “Terzine Pallonare” che oggi da messaggiate al tel, sono diventate whtsappate allo smartphone. Però il senso è sempre lo stesso e il gioco anche. Tra me e Mario non si tratta di chi vince o perde al gioco delle terzine ma si tratta di rispondere presente al ricordo di una grande amicizia e una grande passione, ma sopratutto ad un momento sospeso nel tempo in cui tutto era, tutto poteva essere e per molte cose tutto è stato e non sarà diverso mai.

Ps. Oviamente non essendo persone “serie” nel senso letterale del termine 😀 non vi diremo mai i nostri cognomi e non conoscerete mai le noste facce. Se siete di Firenze fatevi un giro alla pensione Asso. Magari come noi finirete in un confortevole e meraviglioso universo parallelo!