Il Cardellino di Fuorigrotta

Carel Fabritius, Il cardellino, 1654 olio su tavola, cm 33,5 x 22,8 L’Aia, Gabinetto reale di pitture Mauritshuis acquisito nel 1896 (Inv. n. 605) © L’Aia, Gabinetto reale di pitture MauritshuisIl mondo che gira intorno al calcio è strano. A volte crudele. Nel senso che è un mondo dove sembra che tutto possa accadere da un momento all’altro. E’ un mondo fatto di mille interpreti, mille attori e milioni di comparse. In questo scenario, sempre più simile, ahimè, ad un grande circo, è facilissimo perdersi così come è altrettanto facile diventare la star dello spettacolo, anche se solo per una sera. E quindi, alcuni di questi attori, a volte mediocri interpreti del copione prestampato, assurgono a ruolo di star assoluta, così come, grandi attori, vengono messi da parte, quasi ignorati.

Nell’estate del 2013 arriva nel campionato italiano un ragazzino di 26 anni (calciatore o no a 26 anni sei un ragazzino!!) con un fisico che ricorda più quello di un ballerino di Amici di Maria de Filippi che quello di un calciatore. Arriva in sordina, ignorato da tutti. Arriva insieme ad un ragazzotto argentino ben più famoso, con un bagaglio di esperienza e riflettori ben più pesante. Entrambi sono “scarti”( che parola orribile, ma è quella che usano i “conoscitori” di calcio) del grande Real Madrid.

Li ha voluti il “mago” Rafa Benitez, quello che doveva riportare il tricolore a Napoli dopo l’addio del Re.

Benitez Bigon De Laurentiis

Benitez…Già!! A Napoli non ha lasciato un bel ricordo, anzi…Se n’è andato con la coda in mezzo alle gambe per ritornare in patria dopo appena due anni. Ma si sa, il primo amore non si scorda mai, e se il Real, lo stesso Real che ti ha dato i suoi “scarti, chiama, allora devi andare. E così se n’è andato, senza salutare nessuno (pratica poi riproposta dopo qualche anno dal ragazzotto “scartato”), con una sola, piccola, soddisfazione. Il “suo” Napoli è stata l’unica squadra, negli ultimi 6 anni, a strappare un “titolo” alla Juventus.

Ma, dicevamo, il calcio sa essere crudele e quindi capita che quello che era il tuo primo amore si rivela essere una grandissima stronza che ti scarica dopo qualche mese dicendoti che non sei più il tipo che ha conosciuto 20 anni fa e che ora non sei più adatto a lei.

Il povero Rafa, sconfortato e deluso, col cuore a pezzi, parte. Ritorna lì dove lo hanno amato davvero. In quella terra di Albione dove tanto ha vinto. Ma l’uomo ha il cuore a pezzi, non è sereno, e quando un uomo che ha il compito di dirigere una squadra di calcio non è sereno, beh sono quasi sempre guai. I guai, nel caso di Benitez, si chiamano retrocessione. Un esonero ed una retrocessione in un solo anno. Ora allena in serie B inglese ed è primo con il “suo” Newcastle. L’uomo è ferito e il suo cuore grida vendetta e sono sicuro che lo rivedremo presto protagonista. Anche perché quell’uomo lì capisce di calcio e ne capisce tanto. Quell’uomo lì ci aveva visto lungo e fu il primo a credere nel talento del ragazzino col fisico da ballerino.

Josè, è timido. Ha la faccia ancora segnata dall’acne. Il suo corpo gracile mi ricorda, nel mio immaginario, quello di Arturo Gerace protagonista de “L’isola di Arturo” di Elsa Morante.

Sembra essere lì per caso. Che ci faccio io in una città come questa??? Qui si ride, si scherza, si sogna, ma io che ci faccio qui? Sembra dire ogni volta che lo intervistano o che lo guardi mentre gioca. È questo quello che stupisce di Callejon.

Callejon primopianoE’ spagnolo di Motril, gioca nella città più rumorosa d’Italia, eppure sembra un tedesco in campo. Sempre ordinato, sempre ligio al suo dovere che è quello di arare fino allo sfinimento quella fascia destra che sotto i suoi piedi sembra il corridoio di casa mia. Sempre pronto a dare una mano al compagno in difficoltà. Non salta una partita con Benitez e non ne salta nemmeno una con Sarri. Se non facesse il calciatore sarebbe un mezzofondista da sogno. Ma il ragazzino ama correre sì ma per rincorrere la palla. Sembra un cardellino infreddolito. Mai la maglia a maniche corte, nemmeno nei pomeriggi roventi dell’Ottobre napoletano. Calzettoni sempre sopra il ginocchio, come un’etoile che si rispetti. Corre Josè, segna, fa segnare, è prezioso come una pagnotta di pane su una tavola della Caritas. Sarri lo sa. Non lo toglie mai dal campo. La maglia numero 7 è sempre negli spogliatoi. I magazzinieri, dopo la partita, la lavano e la rimettono appesa alla gruccia del suo armadietto perché sanno che ogni domenica starà li. Il cardellino non è mai stanco di volare. Qualcuno pensa che sia un alieno proveniente da un pianeta i cui abitanti hanno 3 polmoni e 2 cuori; ma finora, a quanto ne so io, non sono state avvistate astronavi nei pressi del Vesuvio.

Prezioso, veloce, leale, forte, resistente, coriaceo, umile, eppure??!!! I grandi titoli sono per altri. Nelle sessioni di calcio-mercato, ormai sempre più simili ad aste di beneficenza, si buttano milioni per acquistare calciatori sponsorizzati non si sa da chi. Non si fa mai il suo nome. Si parla di campioni ma la parola campione è associata sempre alle solite facce. Ma cos’è un Campione. O meglio chi è il Campione??

Secondo il comune ciarlare, il Campione è quel calciatore che, grazie al suo talento, vince e fa vincere la propria squadra. Sicuramente!!! Seguendo questa definizione Maradona, Pelè, Cristiano Ronaldo, Crujiff, Messi, Garrincha (altro numero 7, altro uccellino) sono sicuramente campioni. Ma accanto a loro ci sarebbero anche personaggi come Materazzi, Vieri, David Luiz, Sergio Ramos. No. Non mi convince. Ci deve essere altro!!

Allora provo io a dare una definizione di Campione.

Campione è quel giocatore che ama questo sport più di ogni cosa. Più dei soldi, della notorietà, delle macchine, etc etc. E’ colui che pensa che casa sua sia il campo di allenamento, che la fatica e il sudore siano il suo lavoro, che l’allenatore, chiunque esso sia, è il tuo “capo” e in quanto tale devi ascoltarlo anche se pensi che stia dicendo minchiate. Il campione è quell’uomo che sa che il giocatore è solo una parte di sé, ma forse è la più importante e per questo deve onorarla quella parte. Il Campione è colui che di fronte ad un ragazzino che ti chiede un autografo non si tira mai indietro, che di fronte ad un arbitro che ti sventola un cartellino giallo o rosso non dice nulla, ma prende e se ne va. Il Campione, quello vero, quando fa un goal saluta sempre la folla. Il Campione non si risparmia mai e quando viene sostituito esce senza fare storie perché sa che entra un compagno e non uno qualsiasi. No il campione non è quello che ti fa vincere, ma è quello che di fronte ad una sconfitta sa guardare avanti per migliorarsi e migliorare la squadra.

Questo è un campione, questo è Josè Maria Callejon, il calciatore ballerino, il cardellino di Fuorigrotta
Callejion