Interpretazione a molti Ranocchia

Oggi mi va di raccontare una storia e  lavorarci su di immaginazione. Solitamente le storie derivano sempre da un vissuto, un aneddoto, un accadimento reale riportato fedelmente o vestito di fantasia per renderlo interessante. Questa storia invece affonda le sue radici nella scienza e specificatamente nella fisica teorica.

Il senso comune ci porta a ritenere la teoria e l’astrazione come qualcosa di distaccato dalla realtà e per certi versi è così, ma in tutta franchezza qualcuno di voi ha la certezza assoluta di cosa sia la realtà? Come direbbe il caro Lucarelli: “…si però, questa è un’altra storia”.

La storia che voglio raccontare oggi è quella di Hugh Everett III.
Il nostro protagonista era una persona di quelle come piacciono a noi: con fantasia, poco incline ad accettare l’ortodossia e soprattutto un geniale poeta.

Poeta, si! Lo si può essere anche maneggiando una materia formale e fredda come la Fisica teorica.

Hugh ancora poco più che ragazzo dopo la laurea costruì, negli anni cinquanta del secolo scorso, una teoria matematicamente ben strutturata e capace di far tremare le fondamenta della fisica delle particelle. Erano anni che i fisici quantistici impazzivano con le “speciali” leggi che governano il mondo del piccolissimo, per intenderci quello dove ci sono onde e palline (atomi, neutroni, protoni…) che girano a velocità impressionanti, tipo che so, “gli attributi di Sarri” durante una conferenza stampa 😀

Il punto a cui si era giunto dopo gli strabilianti studi dei quattro “Punk” della fisica che lavoravano a Copenaghen negli anni  ‘30, era il seguente:
un elettrone fino a quando non viene osservato può essere ovunque, solo nel momento in cui lo si osserva, assume una posizione specifica nello spazio. Detta generalizzando molto e per rendere l’idea. Questa operazione diciamo di “assunzione” della posizione ha un nome fighissimo. Si chiama: collasso della funzione d’onda.

Questa scoperta gettò nello sconforto quasi tutti, compreso quel gran genio di Einstein che esclamò: “Dio non gioca a dadi!” a cui l’autore della teoria “Punk” rispose: “Non dire a Dio come deve giocare!” Altri esperimenti, compresi quelli di Einstein stesso diedero alla fine ragione ai Punk di Copenaghen e tutti, bene o male, si rassegnarono.

Il nostro eroe però andò oltre tutto questo e con il suo lavoro sostenne e dimostrò teoricamente che in realtà la funzione d’onda non collassa mai ma semplicemente quando si fa un’osservazione si osserva “fisicamente” solo una possibilità di quel fenomeno ma tutte le possibilità rimangono in realtà espresse in potenza fino a diversa o nuova osservazione. Questa teoria prende il nome di Many World (interpretazione a molti mondi). In buona sostanza la teoria degli universi paralleli. Questa teorizza che esistono infiniti universi in cui delle esatte copie di noi esistono avendo sviluppato vite differenti ogni volta che si è compiuto una scelta. Esempio: domani andrò a Roma con un treno ma arriverò in ritardo e resterò qua. Pammm!!!! In un universo parallelo fisicamente esistente c’è un me che il treno lo ha preso in tempo e in quella biforcazione si realizzano altre varianti di me. Il concetto è che tutte le possibilità sono realizzate fisicamente, nessuna esclusa. Sembra follia vero?!!! Si, può essere, però sappiate che la teoria di Hugh Everett III oggi è largamente accettata.

Vi dirò di più, se siete amanti della letteratura vi consiglio un racconto di Borges degli anni ‘40 contenuto nella raccolta –Finzioni-. Il racconto si intitola “Il giardino dei sentieri che si biforcano” e racconta una storia che in sostanza dice la stessa cosa. Borges ovviamente lo fa meglio di me e lo fa anche meglio di Hugh Everett III e lo fa più di dieci anni prima!

 

 

Veniamo al calcio però adesso.

In questi giorni si è completato il passaggio di Andrea Ranocchia dall’Inter al Hull City. Ranocchia è un difensore di 28 anni nel pieno della sua maturità calcistica. Oggi meglio definito dai più un bidone pazzesco. Eppure…

Tra il 2008 e il 2009 giovanissimo, tra serie B e serie A, disputa in coppia con Leonardo Bonucci due campionati di livello altissimo procurandosi l’attenzione degli addetti ai lavori e della stampa. Della coppia Ranocchia-Bonucci si dice un gran bene. Difensori moderni, per certi versi innovativi, capaci di una fase difensiva impermeabile e contemporaneamente registi bassi capaci di impostare l’inizio di una manovra di aggressione. Della coppia Andrea è considerato il predestinato, il più forte e si sottolinea anche come molti dei meriti di Bonucci in stagione derivino proprio dalla presenza e “copertura” del compagno di reparto. Poi arriva il 10 gennaio 2010, partita con la Fiorentina, il viola si sà porta male ai protagonisti di qualsiasi palcoscenico, e Andrea riporta una lesione del collaterale esterno e una parziale lesione del crociato anteriore del ginocchio destro. Il grave infortunio determina la chiusura anticipata della sua stagione.

Il più però è fatto e l’Inter lo acquista credendo di aver assicurato al reparto difensivo un campione per i prossimi dieci anni. Le cose però non vanno esattamente come dovrebbero e fin da subito un po’ travolto dalla pochezza stessa dell’Inter e un po’ per evidenti problemi di adattamento alla diversa interpretazione del suo ruolo da parte dei vari allenatori cambiati durante gli anni, Andrea scivola lentamente dalla condizione di Messia della difesa a quella di buon difensore, per poi passare alla condizione di buon panchinaro e finire sotto processo per clamorosi errori che lo termineranno nella posizione di bidone lento e impacciato.

Starete pensando:

“..va be’ sai quanti prima di lui sono stati sopravvalutati e poi…” e però, date un’occhiata qui e qui e spulciando in giro troverete conferme.

Allora chiediamoci tutti insieme: campioni si nasce? Si diventa? O cos’altro?

Se pensiamo al talento, se pensiamo a Maradona, Pele, Platini, Krujff, Rivera, Baggio…verrebbe da dire: Si!

La storia del calcio però è piena di campioni che in realtà avevano avuto esordi deludenti ma poi con il tempo hanno consegnato le loro gesta alla storia di questo sport. Il calcio è fatto di talento, cuore, disciplina, attitudine mentale, sacrificio, fortuna e tempismo. Nel 2008 pensavamo tutti che un giorno Andrea Ranocchia sarebbe diventato un grandissimo difensore e il suo compagno di reparto Leonardo Bonucci un buon gregario. Oggi nel 2017 invece sappiamo che il gregario è diventato uno dei difensori più richiesti al mondo e il futuro campione un principe Ranocchio mai baciato dalla fortuna. Eppure mi piace pensare che quel giorno a Firenze Andrea Ranocchia sia schizzato fuori dal nostro universo e atterrato su un universo parallelo in cui oggi è celebrato come il miglior difensore centrale del mondo mentre a noi è stato recapitato da un altro universo la sua versione brocca e adesso che lo abbiamo spedito in Inghilterra durante il volo magari un altro cambio di universo lo consegnerà alla Premier in veste di buon difensore e non pacco da calciomercato di Gennaio.

La teoria di Hugh Everett III ci insegna proprio questo, e cioè che il futuro è aperto a molteplici possibilità e che tutto ciò che noi possiamo concepire in via potenziale è possibile sempre in via fattuale. Ciò che pensiamo si realizza sempre, in un sistema o nell’altro. Auguro ad Andrea Ranocchia di trovare una “pace calcistica” interiore e di credere fortemente che esiste un universo (possibilità) in cui lui è il miglior difensore al mondo. Porsi in un atteggiamento mentale di questo tipo ci invoglia a credere che le cose possono sempre e continuamente cambiare in meglio. Ovviamente non dirò a Ranocchia che c’è anche uno in cui è peggio di quello che è in questo e poi uno in cui fa il ragioniere e un altro in cui è un assassino!

Sappiamo così poco eppure quando si tratta di calcio crediamo di sapere sempre tutto, facciamo finta di conoscere esattamente quale sia il confine tra brocco e campione e crediamo esso sia netto e intelligibile a chiunque. Ma sappiamo che in realtà non è per nulla così.

Di una cosa siamo però convinti, esiste un considerevole numero di universi in cui i talenti che finiscono all’Inter sono destinati alla dissipazione.

Forza principe Ranocchia! Prima o poi una dea ti bacerà di nuovo!