La salita della morte ovvero la mente e la materia

Primavera del 1974, fa freddo a Kiev, fa ancora molto freddo. I calciatori della Dinamo stanno facendo la prima sessione di allenamento, quella che il loro allenatore Valerij considera una sorta di riscaldamento muscolare in vista della preparazione atletica vera e propria da farsi più tardi. Detta così sembra roba ovvia ma ciò che Valerij Lobanovs’kyj considera preparazione all’allenamento, per la stragrande maggioranza delle squadre del blocco occidentale del tempo è l’allenamento stesso. Si può capire quindi che in Unione Sovietica si stava preparando in quegli anni qualcosa di mai visto prima. Siamo nel periodo d’oro del calcio totale e quel concetto di gioco proveniente dalla libera ed emancipata Olanda sta cambiano per sempre il calcio in Europa. Per Lobanovs’kyj che lavora già da tempo su un concetto più o meno simile è ora di perfezionare la meccanica del gioco che ha nella testa. Ex calciatore fisicamente dotato, è un ottimo preparatore atletico e altrettanto bravo tattico e però ancora non riesce a tradurre sul campo alcune idee che gli frullano nella testa.

Ha compreso che il calcio può essere nei suoi aspetti tattici formalizzato al punto tale da creare una squadra di tipo scientifico. Ha questa idea e la vuole realizzare. Astuto, intelligente, cultore della teoria del collettivo a discapito del singolo, applica lo stesso modello a se stesso. Sa che non può fare tutto da solo…

Finita la sessione di preparazione, manda i suoi atleti a fare una sequenza di scatti su per una pendenza del 18% odiata da tutti e chiamata “la salita della morte”, sa che la metà di loro vomiterà, è un allenamento durissimo, li vedrà cadere al suolo stremati uno per uno ma questo è funzionale a quello che vuole, al gioco che ha nella testa e che cerca di realizzare.

Un furgone Entra nel centro di allenamento della Dinamo Kiev e delle persone cominciano a scaricare apparecchiature. Dal furgone scende anche Anatoly Zelentsov, di mestiere fa il professore di fisica e conosce da tempo Lobanovs’kyj. Questa idea di realizzare un calcio di tipo matematico e perfetto gli piace, così decide di dargli una mano.

Anatoly: “Colonnello!”

Valerij: “Professore, buongiorno. Che mi hai portato oggi?”

Anatoly: “Quello che ti avevo promesso e che abbiamo chiesto. Un calcolatore! Ci sono dati da acquisire, analisi da fare. Mettiamoci al lavoro!”

Il calcolatore fu portato nel campo di gioco e il campo diviso in aree uguali, saltarono i ruoli e si cominciò ad esaminare i singoli movimenti, i movimenti collettivi, la circolazione della palla, le traiettorie dei passaggi, la loro velocità per ognuna delle sezioni tracciate sul campo. Poi si applicò il modello all’intero campo e si ricominciò a scaricare nuovamente i dati. Montagne e montagne di dati. Ai calciatori fu insegnato di dimenticare il concetto classico di ruolo. Dovevano solo concentrarsi su due fasi di gioco, il difendere e l’attaccare e tutti dovevano essere gli uni e gli altri. I due inventano le sovrapposizioni studiandole matematicamente e, se i “teoremi” richiedono per la loro applicazione maggiore velocità, si varia e potenzia la preparazione atletica. Cosa unica per il tempo, Zelentsov concepì, testò e sottopose ai giocatori una serie di “giochi” realizzati al calcolatore progettati appositamente per misurare i tempi di reazione, la resistenza e la capacità di un calciatore di ricordare dove i compagni di squadra e gli avversari avevano occupato il campo.

Questi giochi di memoria venivano poi ripetuti sul terreno di gioco bendando gli atleti. Li sì rendeva ciechi per far si che imparassero in automatico la posizione dei compagni a cui dare la palla secondo geometrie di passaggi prefigurate dagli schemi. Zero fantasia, zero improvvisazione, solo calcolo e applicazione. I giocatori come ingranaggi di un’enorme catena di montaggio che doveva produrre gol e vittorie. I test e i giochi al calcolatore diedero ragione al professore e al colonnello. Ben presto si notò una incredibile capacità di commutare i ruoli da parte dei calciatori e una velocità di pensiero nell’eseguire i compiti sconosciuta sul campo. I due ne scrissero un saggio. “Le basi metodologiche dello sviluppo dei modelli di allenamento” che letteralmente segna un prima e un dopo nella storia della preparazione tecnico tattica nel gioco moderno.

I risultati

Quel lavoro produrrà una squadra innovativa. La Dinamo Kiev vincerà la coppa delle coppe e la Supercoppa Uefa in quel 1975, portando nell’albo d’oro per la prima volta una squadra Sovietica e lo farà mettendo in campo la modernità e la visionaria teoria di un calcio matematico.

Il video della finale della Coppa delle Coppe del 1975, mostra bene quanto detto fino ad ora. Ne vincerà un’altra nel 1986 disintegrando l’Atletico Madrid in finale.

Ai due fu affidata anche la guida della Nazionale Sovietica che arrivò in finale nel 1988 agli Europei di calcio. Ci vollero i tre grandissimi Olandesi del Milan di Sacchi per fermare il “Colonnello” del calcio mondiale. Famoso l’episodio avvenuto in sala stampa prima di un’amichevole preparatoria al torneo disputata contro la Polonia. Quando i giornalisti videro le formazioni, rimasero sbigottiti. L’Unione sovietica avrebbe giocato con soli due difensori e ben sei centrocampisti. Vinse 2-1 ma sprecando una marea di azioni da gol. Lo stesso fece in finale con l’Olanda, però finì diversamente e quella mossa sembrò azzardata e venne pesantemente criticata. Due difensori e sei centrocampisti. Assomiglia a qualcosa visto di recente vero? Una squadra con i colori Blaugrana giusto?

Si potrà obiettare che la finale il “Colonnello” la perse. Ricordate il gol di Van Basten in quella partita? Nessun calcolatore poteva prevederlo. Vorrei evidenziare una cosa però: Lobanovs’kyj quell’Olanda l’aveva battuta nella fase a giorni del torneo ma alla storia si deve consegnare un solo vincitore. Sempre.

Signor Lobanovs’kyj, cosa rappresenta il calcio per lei?
La professione e la vita.

Morirà colpito da Ictus seduto in panchina a “cesellare” la sua idea di calcio del futuro.