L’essenziale è invisibile agli occhi ed è altrettanto degno di bellezza

L’ombra prepara lo sguardo alla luce – Giordano Bruno

L’altro giorno mi è capitato di posare lo sguardo sulla Vocazione di San Matteo, un dipinto magnifico di Caravaggio.

vocazione di san matteo caravaggio

Da un po’ riflettevo intorno ad alcuni pensieri riguardanti classici temi del lunedì pallonaro e su come cercare di mettere alla prova dei fatti alcune delle convinzioni, più dure a morire, degli avventori dei tanti bar sport in giro per il mondo.
Si ma Caravaggio?
Be’ non trovate che sia stupenda come opera?

Io la trovo fenomenale e in qualche modo c’entra con il discorso che voglio fare.
Certo…uno pensa a Caravaggio e immediatamente associa l’artista al genio e quindi il genio all’attitudine di eccellere e inventare e per questo, quel qualcuno potrebbe essere spinto a pensare: “ahhh capito, ci parli di Maradona! Messi! Platini! Pele! Si Pele! O…”. No tranquilli no, nessuno di loro e nessuna apologia di nessuno.

Parlerò di gol fatti e gol non subiti e per dirla pensando a Caravaggio, sotto una luce diversa o magari, perché no, gettando un’ombra nuova.

Vorrei cominciare con alcune frasi celebri che sono un po’ luogo comune

“Ho vissuto un calcio in cui certi liberi tiravano una riga vicino alla loro area e dicevano ‘se la passi ti spacco’…”
Gigi Riva

“Nel calcio, attaccare è il miglior modo per difendere la propria porta.”
Roberto Carlos

Dobbiamo considerare ciò che accade nel gioco un po’ come ciò che accade nella vita di tutti i giorni: situazioni, dinamiche complesse, tentativi nel fare le cose che riescono e tentativi che falliscono e ciò di cui disponiamo nella vita reale, è ciò di cui disponiamo nel gioco. Sensi, memoria, esperienza e retaggio culturale. Anche i calciatori, gli allenatori e i tifosi si portano dietro un bagaglio di concetti e convinzioni formatisi nel tempo e difficili da disinnescare.

Il nostro modo di pensare ci porta a considerare sempre il fattuale come più ricco di significato rispetto a ciò che invece non accade. Siamo tutti portati a dare più rilevanza alle cose che accadono rispetto a quelle che non accadono e il calcio non fa eccezione. Per istinto riteniamo nel calcio più significativo un gol fatto che un gol evitato. Non mi riferisco alla miracolosa parata di un portiere o al tackle del difensore.

Euro 2012 - Spagna vs. Italia

Quelli sono fatti che accadono per rimediare ad errori, mi riferisco invece al nostro modo di dare maggiore attenzione e a vedere con particolare preminenza tutta quella rete di passaggi, azioni e schemi che una squadra effettua in fase di attacco e in particolar modo quando queste cose accadono insieme alla palla. Eppure lo stesso accade anche durante una fase difensiva. Ci sono movimenti, sincronismi, scalate e geometrie ma esse avvengono senza la palla e per questo sembrano essere cose che non accadono. Il più delle volte una palla intercettata è giudicata come un passaggio della palla sbagliata; sarò più estremo, il più delle volte un’azione d’attacco da parte di una squadra fallisce per via di una precisa strategia difensiva. Il nostro retaggio culturale che da preminenza all’attacco invece vede l’errore degli attaccanti e non la qualità dei difensori. La difesa efficace è un po’ come la natura: “ama nascondersi”

Il pregiudizio che occuparsi del gioco d’attacco e trascurare la difesa sia radicato dentro di noi alcuni fatti ce lo indicano: il cartellino degli attaccanti vale più di quello dei difensori, la lista dei difensori o portieri vincitori di un Pallone D’oro è ridicola se confrontata con quella degli attaccanti. Gli stessi allenatori per la maggior parte ritengono che impostare una squadra secondo il criterio di fare un gol più dell’avversario nella singola partita sia quasi certezza di vittoria.

Guardiamo alle evidenze però, su uno studio effettuato in Premier League analizzando il rapporto gol subiti e punti conquistati in dieci anni di campionato si nota che chi non subisce gol ottiene 2,5 punti ad incontro e chi subisce 1 sola rete 1,5 il che ci porta a ritenere che il fatto che accade (gol fatto) ha un impatto minore in termini di risultato del fatto che non accade (gol non subito). Certo si obietterà che si deve preferire sempre un gioco offensivo perché più divertente e spettacolare e perché il gol è l’essenza stessa del gioco del calcio ma come sostenevo più sopra ognuno vede ciò che vuole vedere o che si aspetta di vedere nel gioco. E’ più facile apprezzare un gran gol che una eccellente marcatura. Questioni di gusti. Vedere movimenti lontano dalla palla funzionali a delle chiusure difensive di posizione preventive è certamente più difficile ma altrettanto appagante che vedere una bella azione d’attacco.

Il calcio è una questione di equilibrio tra le sue due anime opposte, quella eroica, artistica del calcio d’attacco e quella organizzata, razionale della fase difensiva e nel mio modello ideale un grande difensore di posizione vale quanto un grande realizzatore. Ma il calcio si ostina a pensare che non si può fare a meno di un grande attaccante mentre si può fare a meno di un grande difensore.

Ora guardate ancora la Vocazione di San Matteo del Caravaggio…fatto?

vocazione di san matteo caravaggio

Si vede l’ombra conferire forza alla luce che illumina la scena, la sostanzia e gliene da rilievo. L’opera è in perfetto equilibrio e armonia perché le sue due anime contrapposte luce e ombra, quello che accade e quello che non si vede accadere lavorano insieme in sostanziale equilibrio.

Non è futile e poco poetico parlare di dati e statistiche nel calcio anzi è il contrario, essi ci aiutano a scoprirne i lati nascosti e a vedere cose che altrimenti con lo sfavillio negli occhi delle prodezze degli artisti non saremmo in grado di vedere. La scienza può spiegare il calcio ma poi sono gli interpreti a renderlo bellezza e poesia.
Un esempio?

[Un corpo in rotazione in un fluido trascina con sé lo strato di fluido immediatamente a contatto con esso, e quest’ultimo, a sua volta, trascina con sé lo strato attiguo: attorno al corpo rotante si formano così strati di fluido rotanti su circonferenze concentriche. Se il corpo ha un moto di traslazione rettilinea è come se venisse investito da una corrente di fluido che si muove in direzione opposta a quella del corpo. Se il moto è puramente di traslazione rettilinea le linee di corrente saranno ugualmente spaziate tra loro intorno al corpo.]
effetto Magnus

Per più di un secolo questa teoria ha servito la fisica applicata all’aerodinamica in ambito meccanico, poi un giorno un calciatore…

La palla andava calciata da sotto, usando le prime tre dita del piede. E il piede andava tenuto il più dritto possibile e poi rilasciato con un colpo secco. In quel modo la palla in aria restava ferma e, a un certo punto, scendeva velocemente verso la porta, girando con l’effetto – Andrea Pirlo a proposito della “Maledetta”