Nuove capitali

9dd70e7cover08764Si è spesso detto del lungo predominio delle regioni del nord nel corso dell’ultracentenaria storia del calcio italiano. Dal 1898 al 2016 lo scudetto si è spinto al di sotto della linea gotica solo 9 volte.

Ad infrangere il dominio delle regioni settentrionali provvide per la prima volta la Roma vincendo il titolo nel 1942. Un evento memorabile, quanto imprevisto, che proprio in quel terribile anno di guerra, per molti storici decisivo nel destino del fascismo, fece della capitale d’Italia la capitale del pallone. Quella vittoria fu appannata , ingiustamente, dal sospetto di essere giunta come un palliativo per una capitale in sofferenza e in mugugnante disaccordo con il fascismo e il suo capo.

Della vittoria del 1942 il popolo giallorosso conservò per un quarantennio il nostalgico ricordo. Più volte la dirigenza del club, forte dell’appoggio di uomini d’impresa di grandi risorse e di esponenti politici di primo piano, aveva varato piani per costruire una grande squadra. Intanto, ad acuire le frustrazioni sportive dei giallorossi provvidero le imprese dell’altra grande squadra romana, la Lazio, che nel 1974 riportò lo scudetto a Roma vincendo il suo primo titolo. Fu una  vittoria di breve durata. lazio

Retrocessa in serie B una prima volta nel 1980 a causa dello scandalo suscitato dalle scommesse clandestine legate al calcio che videro coinvolti alcuni suoi giocatori, vi fece ritorno nel 1985, rischiando, due anni dopo, addirittura la retrocessione in serie C. E’ stata la stagione più dura del sodalizio laziale nato nel 1900, tanto più amara  in quanto coincise con le fortune della Roma, vincitrice del suo secondo scudetto nel 1983 , anche se sfortunata finalista in Coppa dei Campioni ( la Champions League non esisteva ancora!!) l’anno successivo.

Alle vittorie in solitudine , conquistate come uniche interpreti del calcio romano, sono seguite nei primi anni 2000 vittorie di particolare sapore in quanto guadagnate anche in concorrenza o in continuità con la rivale cittadina. Allo scudetto conquistato nel 2000 dalla Lazio , che già l’anno precedente aveva sfiorato il successo, è seguito , l’anno dopo , quello della Roma. In passato solo una volta , con i successi delle Fiorentina e del Cagliari nel 1969 e nel 1970, era avvenuto che per due anni consecutivi si alternassero ai vertici due squadre centro-meridionali. Roma sembro’ diventare, all’alba del nuovo millennio, la nuova capitale del calcio.

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A determinare questo fenomeno, che  poi fenomeno non è stato, concorrono le capacità dirigenziali e l’enorme disponibilità di capitali. La Lazio nel 1998 è stata la prima società sportiva italiana ad essere quotata in borsa, seguita dopo qualche mese dalla Roma. Il successo di Roma, che sembrava dovesse durare per anni, rivela alcuni aspetti di reale valore simbolico. Capitano e leader della Roma è un romano verace , Francesco Totti. A guidare la Lazio e’ un altro grande calciatore, Alessandro Nesta, considerato il più grande difensore italiano e forse mondiale. nestaNesta, giocatore roccioso ma anche veloce e molto tecnico, è il maggior baluardo difensivo della nazionale azzurra, mentre Totti, attaccante sopraffino ed estremamente tecnico e decisivo, rappresenta la tradizione dell’anima latina del nostro calcio, tanto da essere considerato da molti come il leader della Nazionale che si appresta  a disputare i mondiali del 2002.

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I due calciatori tanto cari alle tifoserie della città di Romolo e Remo sono gli esponenti di punta di un fenomeno poco avvertito nelle sedi ufficiali e nella risonanza mediatica dello sport: si tratta del ricambio delle leve calcistiche, che ha trasformato nel corso dei primi anni del 2000 radicalmente la geografia del football italiano. Il profilo del giocatore medio nella storia calcistica che si chiude dopo il secondo guerra è caratterizzato da inflessioni dialettali soprattutto lombarde, anche se non mancavano i dolci suoni della pianura e delle valli del Triveneto. Rare le voci che rimandavano a Roma, Napoli o più in generale il Meridione. All’alba degli anni ’70 meno di un quinto di quelli che correvano sui campi verdi di serie A e serie B erano nati dal Tevere in giù.  Venti anni dopo la percentuale era raddoppiata. Non quella, però, degli azzurri di origine meridionale. Dei 18 atleti che difesero le maglie della nazionale nel corso dei campionati del mondo del 1990 solo 4 parlavano dialetti noti a Roma e Napoli e nessuno aveva accenti del profondo sud. Tutt’altra scena ai campionati europei del 2000 , che hanno visto gli azzurri di Dino Zoff ad un passo dalla vittoria del prestigioso titolo. Su 20 atleti che hanno calpestato i prati di Belgio ed Olanda 4 sono nati a Roma, 7 a sud del Garigliano.

Negli anni in cui Roma sembrava essere , come detto, la nuova capitale del calcio, Napoli, a dispetto della più difficile stagione del club azzurro, sfornava atleti di grande classe. A dare nerbo alla squadra che ha sfiorato l’alloro europeo hanno contribuito, come tradizione i suoi fortissimi difensori: accanto a Nesta, soprattutto il napoletano di Soccavo, Fabio Cannavaro (capitano dell’Italia campione del mondo 2006 nonché pallone d’oro nello stesso anno, ndr). cannavaroI campi di calcio della serie A e B , nella stagione 2001-2002 hanno come protagonisti 68 ragazzi nati a Roma, pari a quasi il 10% dei giocatori italiani. La fine del Novecento propone un nuovo rapporto tra città e provincia, simile a quello del calcio delle origini. Il gioco trovò la sua prima fortuna nelle grandi città, dove era nata una buona parte dei primo footballers italiani. Le cose, presto, cambiarono a favore della provincia. Con qualche importante eccezione, le metropoli italiane hanno dato per quasi un secolo hanno dato un contributo assai modesto alle sorti del calcio di vertice, come all’insieme del sistema agonistico. Agli inizi degli anni ’80 tra quelli che calpestavano i campi di serie A e B solo l’8% era nato nelle tre metropoli . Dieci anni dopo questa percentuale era salita al 14%, e all’alba del nuovo millennio al 18%.

Tratto da ..”Storia sociale del calcio in Italia” di Antonio Papa e Guido Panico,   Il Mulino Biblioteca storica,2002.