The Dream Team

Ho sempre pensato che la vita sia come una partita di pallone.

Mette allegria, ma può dare anche tristezza.  Una partita di calcio può riservare tanti momenti belli, ma anche delle sorprese spiacevoli da digerire. Protagonisti di entrambi sono persone che in un campo rincorrono un pallone, nella vita la felicità.

Se ti va bene arrivi al minuto 90 della tua vita da vincente, se va male, ahimè, da perdente. Ma anche se hai perso, non significa che tu ti sia risparmiato, o che non abbia vissuto momenti degni di essere ricordati. Una partita di pallone, così come un’esistenza intera, è fatta di episodi. C’è chi questi episodi se li cerca, chi li aspetta. Chi li cerca e li aspetta a seconda del momento e dell’avversario. E comunque vada il novantesimo arriva sempre per tutti. L’importante è arrivare al triplice fischio e con la consapevolezza di aver dato tutto. La vita di tutti di noi è pura poesia e tutti sogniamo di chiuderla con un risultato diverso da uno scialbo 0 a 0.

Questo modo di intendere la vita lo trovo spesso nei libri. I libri, parlo dei romanzi, sono una piccola esistenza che nasce con la prima pagina e termina con l’ultima. Alcuni libri ti sembrano straordinari, altri meno, altri addirittura brutti, ma tutti, dico tutti, meritavano di essere letti. Ti emozionano, ti fanno riflettere, ridere, piangere. Ti fanno imprecare, ti fanno venire voglia di leggerli poco per volta per quanto siano belli o vorresti leggere duecento pagine al giorno e finire prima possibile perché non ne puoi davvero più. Nonostante questo, però, vai avanti perché speri che possa cambiare rotta. Esattamente come una partita di calcio. Chi di noi non si è mai disperato per la morte di un protagonista di un  libro, così come per un rigore sbagliato? Chi non ha mai gioito per un finale a sorpresa come per un goal al novantesimo? Chi non si è mai rammaricato per la delusione nello scoprire che l’assassino era quello che amavi tu come per un goal sbagliato a porta vuota? Chi non ha pianto alla fine di una storia come dopo una finale vinta? E quando leggi ti affezioni allo scrittore che ti ha dato quelle emozioni così come ami quei calciatori che quelle emozioni te le danno nel corso degli anni dentro a uno stadio.

Così, in una delle mie solite notti fatte di pensieri e acufeni, ho pensato che un bel modo per menzionare i miei scrittori preferiti poteva essere quello di creare la mia nazionale della Letteratura. Per me, che ormai si avvicina l’ingresso  degli spogliatoi, è arrivato il momento di omaggiare quegli scrittori che, con le loro parole, i loro personaggi, la loro poesia, hanno accompagnato il mio Primo Tempo. E nel farlo, mi son divertito a descriverli come fossero dei calciatori.

PORTIERE :Stephen King. Esperto, attento, costante, non ne sbaglia uno. Una garanzia come Gigi Buffon.

TERZINO DESTRO: Murakami Aruki. Scattante come nella migliore tradizione giapponese. Capace di sgroppate veloci e letali. Sa coprire ma anche attaccare. La sua penna vola sulla fascia con delicatezza ed ostentazione. Philip Lahm.

TERZINO SINISTRO: Gesualdo Bufalino. Troppo poco ricordato. Essenziale. Ordinato. Capace di  scrivere con una potenza straordinaria. Da un punto morto, tira fuori il jolly all’improvviso. Branco.

CENTRALI DI DIFESA: John Fante e Charles Bukowski. Arcigni, duri. Da quelle parti non si passa!! La loro potenza leggendaria, ha influenzato generazioni di scrittori. La loro poesia mastodontica li ha resi i migliori nel loro ruolo. Fuori dagli schemi perché gli schemi li inventavano loro come Baresi e Beckenbauer.

CENTROCAMPISTA Di DESTRA: Jonathan Franzen. Asciutto, delicato, prorompente, tenero ma anche sagace. Sa come dare una mano alla difesa, ma sa anche correre verso la porta avversaria sfruttando una tecnica sopraffina supportata da tanto cuore. Ruud Gullit.

CENTROCAMPISTA CENTRALE: Gabriel Garcia Marquez. Le sue geometrie perfette disegnano poligoni in mezzo al campo con decine di protagonisti sempre pronti. Le sue pagine sembrano dei teoremi difficilissimi a cui lui da’ sempre la soluzione. Magico. Fuoriclasse assoluto. La penna de Dios. E da sudamericano non può essere altro che il Maradona del romanzo.

CENTROCAMPISTA DI SINISTRA: Cesare Pavese. Vigile, sereno. Sembra sonnecchiare per tutta la partita, ma all’improvviso esplode in un tripudio di classe che per il solo fatto di provenire da “uno qualsiasi” sembra avere meno peso. Marek Hamsik.

ALA DESTRA: Niccolò Ammaniti. La fantasia al potere. Sa stupire come pochi e nel farlo non è mai banale. Mai superfluo. Da lui ti aspetti il colpo di genio che puntualmente arriva a dare una sferzata alla partita. Le stesse sferzate che dava Manè Garrincha.

ALA SINISTRA: Stefano Benni. Veloce, sgusciante. In poche pagine sarebbe capace di scrivere un piccolo capolavoro. Grande padronanza delle situazioni e dei propri mezzi. Il mio Bruno Conti.

CENTRAVANTI: Fedor Dostoevskij. Immenso. Il più grande di tutti. Leggiadro e concreto. Potente come un rinoceronte, agile come un gatto, elegante come un cigno. Quando la penna si muove sulla carta è quasi sempre goal. Marco van Basten.

ALLENATORE: Andrea Camilleri. Si va sempre all’estero per cercare i migliori, i più capaci, senza pensare che le mele più buone non sono sempre quelle lucide nelle vetrine della grande distribuzione, ma quelle un po’ ammaccate del tuo giardino. Esploso tardi agli occhi dei più miopi, ma grande maestro delle storie e dei suoi personaggi. In lui leggo Maurizio Sarri.